settore dell'energia

settore dell’energia

Questo è il quarto di una serie di articoli rivolti a te politico-pubblico amministratore locale, che offrono un un quadro completo, pur se sommario, che ti dà le coordinate, per cominciare a gestire al meglio i consumi energetici della tua amministrazione.

Sotto trovi i tre articoli precedenti:

http://www.luigiplos.it/i-5-problemi-di-un-pubblico-amministratore-che-vuole-risparmiare-energia/

http://www.luigiplos.it/i-tre-doveri-di-un-pubblico-amministratore-per-rendere-efficiente-il-proprio-ente/

http://efficientamentoenergetico.net/pubblica-amministrazione-ed-energy-saving-company/

Prima di tutto però ti racconto una storia.

C’era una volta il Ministero dello Sviluppo Economico, che per le sue esigenze informatiche faceva gare, che a me (che lavoravo in questo settore) capitava di vincere, allorché il rapporto qualità/prezzo dei servizi che offrivo per conto della mia azienda era migliore degli altri. E i bandi venivano aggiudicati spesso ad aziende medie e piccole a seconda del loro grado di competitività.

Poi nacque Invitalia, una struttura “privata”, pur essendo a capitale pubblico, con lo scopo di affiancare il Ministero per alcune attività, al fine di portare “velocità nelle decisioni”.

Bene! “Privata” Invitalia lo è stata senz’altro

  • per la modalità delle assunzioni, non più fatte con concorso pubblico
  • per l’aggiudicazione degli appalti, fatti appunto in modo “veloce”.

Fra i tanti appalti di cui si è fatta “carico” Invitalia per “alleggerire” il ministero e portare “velocità nelle decisioni”, c’erano anche quelli inerenti i sistemi informativi, un settore di cui Invitalia peraltro non era/è affatto competente.

Ma questo non fu un problema, visto che prese ad ogni modo in carico anche questo settore, subappaltando a fornitori di loro fiducia (e noi non lo eravamo) buona parte di ciò che prima veniva messo a gara.

Risultati per il ministero, e quindi per noi contribuenti?

  • Dipendenti che prima si occupavano di gare e ora sfaccendati
  • Aumento dei costi per il ministero, vista la necessità di remunerare un intermediario aggiuntivo e pantagruelico, oltretutto, perlomeno nel settore dei sistemi informativi, con la sola funzione di passacarte. 

Ah! Praticamente presso tutti i ministeri e le P.A. in genere ci sono aziende come Invitalia, che

  • centralizzano i poteri
  • spendono a loro discrezione il sempre minor denaro che gira
  • estromettono il più possibile dalle forniture le PMI anche valide, ma che non stanno nella cordata giusta.

Per inciso lo Stato, oltre a tagliare fuori in modo legale e sistematico dalle forniture le PMI, le carica allo stesso tempo di tasse sempre maggiori.

Perché questa storia?

Perché la strada verso la centralizzazione e verso il taglio di fornitori diretti piccoli e medi, che è il contrario del buon senso e della democrazia, procede in Italia in tutti i settori, in particolare quello dell’energia.

Oltreché  attivare sempre nuove società private ma con capitale pubblico come Invitalia, che hanno costi maggiori rispetto alle aziende private, senza però dover competere con loro, operando  in mercati protetti. Altro che libero mercato.

Pensiamo per esempio alla norma che impone una soglia del tutto irragionevole di 5 milioni di euro di capitale per le aziende che offrono la gestione delle PEC.
Ovvero per offrire un semplice un servizio informatico (non per erogare credito, non per fare attività attività industriali), bisogna avere una soglia minima di capitale sociale, che solo pochissime aziende possono avere.

Possibile che non ci sia nel pubblico qualcuno in grado di valutare la validità di un’azienda, se non affidarsi alla dimensione dei partecipanti?

Tra un’azienda che fornisce un servizio ad un ottimo rapporto qualità/prezzo e una che lo fornisce ad un pessimo rapporto qualità/prezzo ma ha un maggiore capitale sociale, scelgono regolarmente la seconda.

Così continuando, solo parlando di energia, Enel e poche altre aziende gestiranno l’intero settore in Italia, compresa la transizione verso le rinnovabili, secondo lo schema Invitalia, ovvero facendo semplicemente da passacarte e passando i lavori a tanti piccoli subfornitori, che guadagneranno meno di prima, perché obbligati a lavorare per intermediari che tengono per sé (buona) parte dei ricavi. E i consumatori pagheranno in assoluto di più.

Ma come mai lo Stato è così ansioso di dare seguito ai dettami della UE, volti in modo sistematico a favorire le concentrazioni in ogni settore?

Perché è meglio consolidare i rapporti con pochi fornitori con il portafoglio gonfio, diventati spesso tali proprio a spese dello stato) che con tanti piccoli, più difficilmente controllabili.

Andando a concludere dicono “Grande è bello!” Vediamo perché è solo una scusa:

  1. Le grandi aziende, abbiamo visto, di grande hanno spesso solo il capitale sociale e le relazioni pubbliche. Per il resto di solito non hanno competenze tecniche/progettuali per tutto. E spesso fanno da passacarte.

      2. Se un piccolo non è in grado di fare un lavoro, paga i danni con una fideiusisione . Se il grosso non trova il lavoro conveniente, c’è sempre qualche variante in corso d’opera o qualche revisione prezzi accomodante.

      3. E poi è il sempre di moda ricatto occupazionale: se non agevoli me grosso fornitore come dico io, metto in mezzo a una strada i miei lavoratori. Poi, grazie all’euro e ai fondi che mi dà la UE, comincio subito a delocalizzare in Romania o in Polonia.

Quindi, facendo lavorare solo aziende “troppo grandi per fallire”, lo Stato (noi) deve aiutarle in caso di crisi, nonostante abbiano, come già scritto, costi per la P.A. maggiori. 

Se invece lavorassero più aziende piccole (che comunque lavorano spesso in subfornitura in condizioni di solito misere), ci sarebbero meno problemi sistemici se fallissero. 

E invece “Tutto è Mercato” ci dicono ancora. Però solo poche grandi aziende possono vendere e fare il mercato.

Riassumendo caro amministratore pubblico, è molto più semplice per te obbedire ciecamente ai dettami Consip, e far lavorare solo grandi aziende.

Dovresti invece cercare, anche se più faticoso, di individuare per esempio fra le norme Consip, quelle che permettono di far lavorare anche le PMI locali, quasi sempre più economiche ed efficaci delle grandi aziende. Provvedendo ovviamente a pagarle nei tempi stabiliti. Con il fine in particolare di attivare rapporti sul territorio a tutela della collettività che lo abita.

settore dell'energia

settore dell’energia

 

Commenta da Facebook