Un’amica architetto ”light designer”, ovvero specializzata nell’arredare gli spazi con le luci, mi ha illustrato un progetto che stava seguendo, che prevedeva un massiccio retrofit di LED su fluorescenti. Alla mia richiesta su come gestissero i certificati bianchi, ella ignorava cosa le stessi chiedendo. E io che pensavo che i certificati bianchi fossero ben conosciuti da chiunque operasse nel settore del risparmio energetico.

Non è questo il luogo per entrare in dettaglio nel mondo dei certificati bianchi (altresì detti “titoli di efficienza energetica”): progetti a consuntivo, progetti standard, trading dei certificati, chi è obbligato ad acquistarli… ma solo dare una visione su quanto questi possano essere un driver ulteriore, per stimolare interventi di efficienza energetica. Quindi ci limitiamo in questa sede a darne la definizione e un case history.

I Titoli di Efficienza Energetica, noti più comunemente come “certificati bianchi”, sono dei titoli che servono a certificare il risparmio energetico conseguito da un soggetto, successivamente a specifici interventi volti al raggiungimento dell’efficienza energetica.

Ora ti illustro una case history che mi è capitato recentemente, e che illustra meglio di tante spiegazioni il meccanismo dei certificati bianchi (la conversione in MWh come unità di misura è funzionale a una migliore comprensione), e cioè la sostituzione in un parcheggio di 500 neon 58 W sempre funzionanti (ovvero 8.760 ore annue) con i LED.

Premettiamo che il consumo di ciascun neon non è in realtà di 58 W, bensì di 64 W. Infatti vanno aggiunti (almeno) 6 W di dispersioni (starter e reattore). Il consumo annuo di ciascun punto luce è pertanto di 64 X 365 X 24 ovvero 560.640 Wh, che corrispondono a 0,5604 MWh. E il consumo annuo dei 500 punti luce in un anno è di 0.5604 MW X 500 = 280,32 MWh. Installando al loro posto in modalità retrofit LED da 22 W, il consumo annuo per ciascuno punto illuminante diventa di 22 X 8760 ovvero 192.720 W, che corrisponde a 0,1927 MWh. Il consumo annuo dei 500 punti luce in un anno diventa di conseguenza di 0,1927 MWh X 500 = 96,35 MWh. E Il risparmio annuo ottenuto è di 280,32 MWh – 96,35 MWh = 183,97 MWh. Per conoscere quanti certificati si ottengono, è prima necessaria la conversione in TEP (tonnellate equivalenti di petrolio). Il TEP corrisponde a .ca 5,4 MWh elettrici. E quindi 183,97 MWh corrispondono a circa 34 TEP. Un certificato bianco in ambito retrofit LED utilizza un coefficiente 1,87. Ovvero ogni certificato, per operazioni di questo tipo, è il risultato della seguente moltiplicazione: 1 TEP X 1,87. Quindi per questa operazione i certificati sono 34 * 1,87 = 63(circa).

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Al momento, e si prevede anche prossimamente, un certificato bianco vale circa 100 euro. Quindi ogni anno dall’operazione cambio punti luce nel parcheggio si ottengono titoli per circa 6.300 euro. I certificati sono validi per 5 anni. Pertanto la somma totale è di circa 31.500 euro. Da questa somma bisogna togliere i costi di gestione dei certificati (presentazione delle pratiche al GSE e costi di compravendita sul relativo mercato), che ammontano solitamente al 25% del totale. Tutto ciò vuol dire che, oltre ai risparmi in bolletta che già remunerano gli investimenti, c’è un guadagno aggiuntivo in 5 anni di circa 24.000 euro. Pertanto i certificati bianchi contribuiscono a diminuire i tempi di ritorno dell’investimento. Va precisato che è anche opportuno effettuare diverse operazioni fra cui:

  • Calcolare i payback degli investimenti nell’ipotesi con TEE e senza TEE
  • Ricostruire, su base storica, la curva di consumo annuale e mensile ed individuare il trend per i prossimi anni
  • Identificare un KPI energetico adatto all’azienda
  • Realizzare un sistema di misura interno così da poter identificare le utenze più energivore
  • Costruire un database delle misure che comprenda consumi, amperaggi, potenze, rifasamento delle utenze.

Tre note finali:

  1. I certificati bianchi possono essere richiesti solo da Energy Manager o da ESCo
  2. Possono essere richiesti praticamente per qualunque intervento che porta a un risparmio energetico. Tale intervento deve essere ovviamente di una massa critica, tale da giustificare l’attività di richiesta dei certificati
  3. Il meccanismo che porta al calcolo dei certificati bianchi prevede misurazioni ex ante ed ex post.

A proposito del punto 3 c’è da dire che se bisogna acquistare troppi misuratori perché ci sono, per esempio, troppi quadri elettrici da monitorare e/o punti luce troppo differenti l’uno dall’altro, può non convenire attivare le misurazioni, perché i relativi costi eroderebbero troppo i margini provenienti dai certificati. Ad ogni modo l’amica architetto non può più usufruire dei certificati, non avendo compiuto le operazioni richieste dal GSE di misurazioni ex ante. Ma la prossima volta ella sicuramente abbinerà efficienza energetica e certificati bianchi, e se ne valuterà la fattibilità.  

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